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Da quarant'anni al fianco delle imprese

Cos’è e come utilizzare l’EBITDA Adjusted

Lunedì 02/02/2026, a cura di Studio Meli S.t.p. S.r.l.


Nel panorama economico e finanziario attuale, la capacità di leggere tra le righe di un bilancio non è solo un esercizio per addetti ai lavori, ma una necessità strategica per ogni imprenditore che guardi alla crescita o alla valorizzazione della propria azienda.

Se l’utile d’esercizio resta il traguardo finale, la metrica che oggi domina le trattative di acquisizione e le analisi di redditività, anche delle piccole imprese italiane, è senza dubbio l’EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation, and Amortization) che rappresenta il reddito che l’impresa genera dalla sola gestione caratteristica, al lordo di interessi, tasse, svalutazioni e ammortamenti. In Italia, questo margine è spesso sovrapposto al concetto di Margine Operativo Lordo (MOL), sebbene esistano sottili distinzioni tecniche.

L’EBITDA non trova una definizione formale nei principi contabili nazionali (OIC) né in quelli internazionali (IAS/IFRS). Viene infatti classificato come un “indicatore alternativo di performance”. Nonostante questa mancanza di “ufficialità” normativa, la sua diffusione è capillare poiché permette di confrontare aziende diverse eliminando le variabili legate alle politiche di ammortamento e alla struttura finanziaria.

Tuttavia, nella sua forma “standard”, questo indicatore rischia di offrire una visione parziale, se non distorta, della realtà operativa. Ecco perché entra in gioco l’EBITDA Adjusted, uno strumento più sofisticato che mira a “ripulire” la performance aziendale dalle scorie della gestione “straordinaria”.

In sede di valutazione d’azienda, specialmente quando si applica il metodo dei multipli di mercato, utilizzare un valore influenzato da eventi eccezionali porterebbe a risultati fuorvianti. Se, ad esempio, un’azienda ha sostenuto costi legali straordinari per una disputa una-tantum, il suo EBITDA standard risulterà penalizzato, penalizzandone la sua valutazione.

L’EBITDA Adjusted interviene proprio per correggere queste distorsioni, con l’obiettivo di presentare un margine “normalizzato”, ovvero quello che l’azienda produrrebbe in un regime di normale operatività. Il confine tra una rettifica legittima e un tentativo di abbellimento dei dati è sottile e l’operazione di “adjustment” richiede un’analisi puntuale delle singole voci contabili.

In un contesto di mercato dove la competizione per i capitali è serrata, saper presentare un EBITDA Adjusted solido e difendibile può fare la differenza tra il successo e il fallimento di un’operazione straordinaria.

 

In conclusione, l’EBITDA Adjusted non è solo una formula matematica, ma un racconto della salute profonda di un’impresa. Identificare quali voci meritino di essere “normalizzate” richiede non solo una profonda conoscenza degli schemi di bilancio, ma anche una sensibilità interpretativa che solo un professionista esperto può garantire.

Vi invitiamo a contattarci qualora siate interessati ad approfondire queste tematiche e a scoprire come una corretta analisi dei multipli possa influenzare la valutazione della vostra azienda.

 

EBITDA vs EBITDA Adjusted: quadro di sintesi

Caratteristica EBITDA Standard EBITDA Adjusted
Definizione Reddito operativo della gestione caratteristica al lordo di ammortamenti e svalutazioni. Versione “normalizzata” dell’EBITDA, depurata da componenti straordinarie o non ricorrenti.
Obiettivo Misurare la capacità immediata dell’impresa di generare reddito operativo. Fornire una visione fedele della redditività ricorrente e comparabile nel tempo.
Componenti escluse Interessi, Tasse, Ammortamenti, Svalutazioni (fissi). Tutte le componenti dell’EBITDA standard + voci straordinarie/anomale.
Esempi di rettifiche Nessuna (segue lo schema A-B del Conto Economico). Plusvalenze/Minusvalenze, costi per contenziosi, compensi soci extra-market, lavori interni (A4).
Utilizzo principale Reporting periodico, analisi di bilancio standard. Operazioni di M&A, Due Diligence, applicazione dei multipli di mercato.
Riferimento contabile Indicatore alternativo di performance (non definito da OIC/IFRS). Strumento di analisi professionale (richiede giudizio soggettivo e tecnico).
Rischio di distorsione Alto: può essere influenzato da eventi unici che non si ripeteranno. Basso: se le rettifiche sono oggettive e documentate.
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